sonic belligeranza

HARD-ELECTRONICS BLAXPLOITATION SINCE THE YEAR 2000

SONIC BELLIGERANZA: delirio di uno schizo-argonauta

Un afoso pomeriggio di quest’estate sono andato a casa di Riccardo Balli. Tra refrigeranti Estathé de la muerte, cartelle ricolme di materiale d’archivio e scaffali zeppi di dischi, abbiamo parlato insieme della sua Sonic Belligeranza, cercando di analizzare il profilo sfaccettato che distingue la label da anni.

Il brano che segue tenta di ritrarre lo spirito creativo di uno dei pochi producer-weirdo rimasti nei dintorni.  

1 SLIPMATOLOGY

 

Riccardo Balli è bolognese, una volta cresciuto e terminati gli studi classici si iscrive alla facoltà di Filosofia della sua città, optando per l’indirizzo estetico (quando ancora esisteva). Nel frattempo suona la batteria in due band hardcore straight-edge, prima con gli Ivory Cage, dopo con gli Isotopi del Dolore. L’interesse già da liceale per la musica underground lo porta inizialmente a organizzare serate al vecchio Link Project di Via Fioravanti 14, sorto nel ‘94 in un ex magazzino farmaceutico dopo lo sgombero dell’Isola nel Kantiere di piazzetta San Giuseppe, e successivamente a condurre programmi radiofonici per diverse stazioni locali, quali Radio Città 103 (l’attuale Radiocittà Fujiko), Radio Città Del Capo (nata dallo scisma della prima per questioni politiche) e Radio K Centrale: in studio Riccardo si accorge di essere attratto sempre di più dai piatti e dal mixer, in un senso che esula dall’ordinario missaggio. Laureatosi con una tesi sull’immaginario Sci-Fi e Cyberpunk, vince un concorso promosso dal programma Leonardo Da Vinci, che lo porta a trasferirsi a Londra per un tirocinio post-laurea.

A Brixton, quartiere a sud del Tamigi, Riccardo s’imbatte in uno squat al 121 di Railton Road, chiamato difatti “One-Two-One”: là conosce tante persone con interessi simili ai suoi, ma lo segnano alcuni incontri, come quelli con Toby Reynolds (DJ Scud), Jason Skeet (Aphasic), Christoph Fringeli (Praxis Records) e Stewart Howe (Datacide magazine). È proprio grazie all’influenza di questi nuovi amici che Balli capisce di voler fare il DJ nel senso performativo del termine, riconoscendo in DJ Scud il suo maestro. Grazie a lui infatti Balli scopre il break-core: genere spurio, trattato da etichette locali – quali Ambush dello stesso Reynolds e Praxis di Fringeli – che mescola ritmiche “nere” accelerate (come jungle, ragga, dancehall, drum ‘n’ bass, hip-hop, ecc.) a intervalli di rumore “bianco” (da quello delle avanguardie musicali più colte – come la musique concrète – all’industrial noise più disarmonico e nichilista). Colpo di fulmine. La lucidità regna più che mai.

Prima di partire bisogna fare tuttavia un breve preambolo: il 23 Aprile dello stesso anno, sul suolo del Castello dei Windsor, prende vita l’Association of Autonomous Astronauts, una nuova forza in netta opposizione all’assurdo pregiudizio di certe agenzie aerospaziali governative, come NASA ed ESA (European Space Agency), le quali ritengono che lo sviluppo tecnologico abbia raggiunto il livello massimo possibile con l’attuale monopolio militare e di Stato sulle tecnologie aerospaziali e l’esplorazione dello spazio. Gli astronauti autonomi si oppongono a tutto ciò e realizzano un piano quinquennale con l’intento di creare un network di gruppi AAA sparsi per il mondo, ciascuno dei quali impegnato ad autocostruire le proprie capsule spaziali.

Per non dilungarci troppo su questa storia consiglio la lettura di “Anche tu astronauta: guida all’esplorazione indipendente dello spazio secondo l’Associazione Astronauti Autonomi” a cura di Riccardo Balli ed edito da Castelvecchi (lo puoi trovare nella biblioteca della Salaborsa se ti trovi nei pressi di Bologna, oppure leggerlo in PDF direttamente qui).

2 POSTER AAA

Il piano quinquennale dell’AAA comprendeva fra i suoi obiettivi, oltre a quello di fare picchetto davanti al British National Space Centre (se vi sembra assurdo cliccate qui), quello di organizzare il cosiddetto Rave In Space, che prevedeva una serie di tute munite di altoparlanti al loro interno e collegate fra loro con particolari cavi per la diffusione del suono, vista l’impossibilità di farlo nello spazio: tranquilli, il rave non si è fatto ahimè, ma nel 2000, al concludersi del piano quinquennale, esce una compilation intitolata appunto Rave in Space, prodotta dall’AAA (tra i quali compare Nocturnal Emissions, nome storico del panorama industrial). Nella tracklist compaiono tre tracce – Gravity Is A Social Law, Unsafe Landing e 333 (I Believe In) – dei Sonic Belligeranza, duo composto da DJ Balli e Mu B, astronauta autonomo di Trento.

L’AAA continua il suo operato lontana dalle voci di corridoio, ma Balli se ne distacca per un po’ e tornato a Bologna pubblica le prime due uscite con il compagno Mu B, prima Serious And Comical Investigations At Around 333 Bpm e dopo Transmutations EP: il nome del duo dà sigla ai prodotti (SB##) e nome alla nuova label SONIC BELLIGERANZA. La tiratura di entrambi si aggira sulle 500 copie e le vendite ingranano grazie al supporto di Toolbox Records – negozio parigino specializzato in musica rave a 360° – che si occupa della distribuzione. Le investigazioni serie e comiche sono da un lato un costrutto break-core dai suoni iper-cacofonici, abrasivi e provenienti da territori sperduti, quasi come se si sentissero dall’interno di una tuta spaziale; dall’altro lato un mastodonte speed-core mitraglia soda caustica su tele ricavate da rottami cibernetici: “Tutto è buono quando è eccessivo” suggerisce il Monsignore. Nell’EP delle trasmutazioni i suoni sono sempre quelli, ma più scartavetrati, lo spirito break-core combatte insieme all’estro speed-core del duo, alle volte il primo è più performante e il secondo rantola un po’, per poi riprendersi e dare del filo da torcere al tutto. In questi primi due lavori si può sentire la provenienza dal cul-de-sac power-electronics nord-italico mescolarsi alle ritmiche più martellanti dei dancefloor rave anglosassoni.

Mu B si dilegua per lavorare nell’ambiente accademico, mentre DJ Balli vede la luce quando capisce di poter unire queste due componenti che nel tempo lo hanno molto influenzato, ovvero il rumore abrasivo legato a una cassa dalle ritmiche randomiche e scalpitanti. Il breakcore diventa in poco tempo un fenomeno musicale riconosciuto assieme allo speed-core di matrice gabber: nella prima metà degli anni ‘00 Mike Paradinas ristampa dischi appartenenti a questo underground con Planet MU (come quelli firmati Hellfish & Producer), Richard D. James con la sua Rephlex pubblica “Ambush!” di DJ Scud (da poco tornato a produrre nuovo materiale come Prole Sector) e Venetian Snares comincia a diventare un’icona pop del genere.

A Balli però non importa raffinare le sonorità del genere, ad averlo colpito è la strategia ibrida che questo racchiude, a tal punto che l’attitudine dello stesso si impossessa del suo stile: la giustapposizione che ne comporta la composizione diventa linfa vitale per lui, cosicché comincia a giocare con ciò che è lontano dalle sue sonorità ma vicino al suo folklore, come l’eco del liscio che si manifesta ripetutamente nel suo Straight-Edge Rastafari Manifesto EP, in cui le ritmiche break-core si distendono, assumono a tratti THC, ricordando quasi il beat di un hip-hop malmesso e contaminato, riacquistano coscienza e riprendono spedite il loro flusso XhardcoreX.

Con questo lavoro Balli comincia a uscire dalla musica, sia con gli immaginari evocati dai titoli – bizzarri e alle volte ossimorici – che con la stessa forma dell’album, inserendo a fine lati i singoli campioni utilizzati in produzione: i suoi non vogliono essere solo prodotti indirizzati all’ascolto, ma veri e propri utensili, armi soniche studiate per le console che vogliono unirsi alla causa.

Sul piano della ricerca teoretica che permea la produzione di Balli cominciano a contrastarsi troppo queste due forze, quella break-core per reazione si fa sempre più fracassata e dalle ritmiche che richiamano il ghetto più marcio, le intermittenze rumorose e cacofoniche diventano perturbanti, cristallizzandosi in spezzoni di jingle e parlati provenienti dal mondo televiso, dalle televendite più folli ai tribunali peggio mostrificati: Riccardo preme nel definirli Deja Vù Sonici, ovvero oggetti che riportano all’attenzione l’ascoltatore distratto o infastidito e ne sollecitano la memoria.

Sonic Belligeranza si triplica, diventa mostro tricefalo, spunta una nuova testa, dal viso lunghissimo, che si attorciglia come una serpe su tutto il corpo e lo morde con un’interminabile bocca dagli infiniti denti microscopici, succhiandone tutta la forza elettronica possibile; il terzo capo, dal collo iper-modiglianeo, si allontana dalla scena e combatte la presa autodistruttiva a suon di raggi positronici sferrati dalle orbite vuote, unici tratti che ne abitano il viso impassibile: è guerra incessante, caos perpetuo, conflitto inesauribile. I suoni di questo scontro danno vita alle sub-label – belligeranza (si legge meno) e + belligeranza: la prima è un laboratorio di artefatti dalle forme hip-hop più bastarde mutuato da un incessante studio sul turntablism sanguinolento; la seconda è un mattatoio sonico, vi è in corso la distruzione perenne di tutto ciò che possa essere chiaro e delineato, uno scatafascio assordante in variazione continua – un ottimo esempio è il colossale Memories From Before Being Born dell’emiliano N., una serie di bordoni che sembrano risultanti dalla radiazione cosmica di fondo che diffrange contro un mondo in piena industrializzazione e rimbomba nell’utero di una ruralità ava e minacciata da guerra, discordia, crimine e malattia senza fine.

Nel laboratorio rampollano beat liofilizzati, si odono nitriti, sono sparsi dappertutto detriti di rap, musica classica, opera lirica, meteo RAI, b-movie italiani e non: Balli ingurgita l’intruglio cucinato e sente che il suo culo comincia ad avere le convulsioni, la sua pelle si fa scurissima, ma non fa in tempo ad accorgersene che il suo retto ha deciso di rigurgitare From The Inside, targato dj balli is the wrong nigga to fuk wiz!

Il corpo della band comprende le cervella di Balli indaffarate al computer e le mani del DJ consumarsi sulle piattaforme girevoli di lavoro per miscelare il rigurgito rettale. Quello che ne esce è un album dalle musiche sfilacciate e ricolmo di frammenti non-musicali, un’altra arma sonica per intenderci, propriamente “TO BE USED, NOT JUST TO BE LISTENED TO!”

3PAVIMENTO DISCHI

C’è un casino totale in cantiere e non si capisce più nulla. Cos’è che ci spinge a tanto? Qual è l’istinto primordiale che ci fa muovere il culo e scuotere la testa? Il rock’n’roll? Ma qual è la sua essenza? Come si distingue il suo spirito tra tutti i generi? È una forza nascosta quella che si sta cercando per avviare completamente il progetto nelle sue deformazioni. Spunta una rockabilly-head a bordo di un contrabbasso per addentrarsi in un itinerario introspettivo, surfando le onde inconsce di un lavoro di cinque anni: prende vita The Pure Spirit Of Rock ‘N’ Roll, un sunto ma allo stesso tempo l’apertura a un nuovo caos-mo, riformulazione di tutto ciò che è stato e di quello che sarà, molo sull’oceano freak della perdizione turbo-break-shore. È il mostro di Firenze ad aprirne le danze, il resto ve lo lascio tutto – da assumere in una sola dose per una disgregazione sinaptica da capogiro – “Come potevi pensare che ti avremmo ucciso? Non lo sai che noi vorremmo ucciderti mille volte, fino ai limiti dell’eternità, se l’eternità potesse avere dei limiti?”

Torniamo a un piano. Siete stati studenti universitari? Vi è piaciuto un sacco andare ai festini in casa dei compagni di corso? Oppure preferivate spaccarvi nell’aula okkupata? Non vedevate l’ora di affogare in un bagno di vino solfitico o di amaro Amaro? Le Finkbräu sgorgavano a fiumi, i copertoni ardevano interi canneti, le danze si facevano lascive e i lambiccamenti para-intellettualoidi ogni tanto vi procuravano qualche limone sportivo? Che spasso cazzo! E la musica!? Il più delle volte una merda abominevole, tu cha tucha tu cha tucha, takkun takkun takkun takkun, ma a voi poco importava: i vostri occhi stavano piantonando un possibile partner troppo succulento, le vostre bocche ingoiavano liquami cercando di calmare lingue in sclero tese vere e pensieri esistenziali angoscianti (“Riuscirò a evitare il fuori-corso? Quanto mi costerà questa laurea? Mi laureerò? Minchia che culo fotonico chi è quell*!?”) e intanto le vostre orecchie soffrivano. Ebbene ho una cattiva e una buona notizia per voi: la prima è che, mentre vi accingevate a lanciare bustine di OKI e tachipirina a mo’ di shuriken nei vostri bicchieri pieni d’acqua del rubinetto per rimediare a un’emicrania ufo da post-sbornia, il più duro dei cerumi (quelli indotti dall’audio-valium) si sedimentava ferocemente nei vostri meati acustici, procurandovi una percezione parziale del mondo sonico; la buona notizia è che a questo fortunatamente c’è un rimedio: “OTOSCRATCH: THE ULTIMATE WAX TO REMOVE THE WAX!” offerto gentilmente da the wrong nigga to fuk wiz! a.k.a. dj Balli enslaving and subduing dj Nuts. Non abusatene però! Come tutti i pharmaka può essere sia cura che veleno, parola di Wanna Marchi e figlia. Spot pubblicitario!

Un giorno, quando la zia gli porta lo skateboard del cuginetto (per paura che si facesse male), DJ Balli comincia a girarci sopra per le laide strade bolognesi, sfrecciando a zig-zag indisturbato e annoiato da una città in procinto di morire abbuffata dal cibo cool. Schiva qualche escremento canino qua è là, sale-scende i mini-bank di via Sant’Isaia e intanto ascolta il rumore del poliuretano risuonare sotto le volte dei portici. Questo frastuono comincia a tormentarlo, vuole suggerirgli qualcosa? Sarà forse il demone del break-core a celarsi dietro ciò? Forse per indicargli la prossima direzione da intraprendere? Balli si ritrova sulla sua tavola nel bel mezzo di una strada, il posto non gli è familiare, tranne che per alcuni dettagli, il piede spinge sull’asfalto e parte la corsa! Che strana sensazione, le rotelle sembrano andare da sole, un cordolo! Grind! Ecco uno stilobate lercio e pieno di tag! Nosestall improvviso, che si chiude con un kickflip su una curva in discesa! Non si capisce dove vada a finire questo sentiero, che posto è mai questo!? I marciapiedi sembrano cerati, ma allo stesso tempo paiono troppo rosei per poterlo essere. Il suolo comincia a farsi più morbido e a respirare, ora anche gli edifici sono rosa, la curva si fa a gomito e sembra concludersi in una grande voragine asfaltata con pelle cartilaginea… quella non è una città, ma un gigantesco padiglione auricolare urbanizzato! Gli occhi sbarrati. Il materasso crudo e zuppo di sudore. Un incubo, di cui Balli ricorda solo il frastuono: ecco cosa voleva svelargli il demone! Prende in fretta e furia qualche piezoelettrico, uno skateboard e in men che non si dica salta fuori In Skatebored We Noize, un dipinto su vinile in 7” composto dall’abbinamento delle frizioni rotanti in uno skatepark onirico dalle half-pipe astruse e conturbanti; ma più di ogni altra cosa è un manifesto, che celebra lo skateboard come mezzo per un uso alternativo degli spazi urbani, lo stridore di una frenetica metropoli post-industriale. Se siete curiosi eccovi l’estratto di una performance. Se invece vi interessa approfondire il discorso teorico su questa nuova formula situazionista.

Skatare stanca, ma soprattutto fa venire una gran fame. Perché non fermarsi a mangiare una pizza, magari in compagnia di qualche amico? DJ Balli ha un po’ di funghi in frigo, Bruital Orgasme gli porta un mazzo di carciofi dal Belgio, Zr3a fornisce qualche salsiccia giapponese e System Hardware Abnormal arriva da Roma con tre etti di crudo. I quattro si mettono a fare l’impasto a base di acqua, farina e il cadavere di Antonio Vivaldi. Si versa il pomodoro, si sparge la mozzarella e si dispongono gli ingredienti su quattro sezioni distinte. Il forno elettrico è caldo e dopo qualche minuto viene sfornata la 4 Seasons Pizza in vinile! Il sapore in bocca non è dei migliori, ma con un piatto e una puntina le cose si rivelano più dis-gustose: sul lato dei condimenti abbiamo un Pierino assatanato che spalma della calce sul nastro della Primavera, lo sbrana e ne ri-assembla i brandelli sfuggiti in un registratore a bobine posseduto, i cui rulli si sgretolano in briciole di amianto sempre più impalpabili; sul lato crusty la puntina raschia un mega-mix che stride tutti gli ingredienti con le fauci impastate da farina di cianuro, per un’indigestione acustica mortalmente sublime. Balli in seguito ha voluto presentare il prodotto dal vivo con l’aiuto dell’amico pizzaiolo Margherito.

Finita la mensa letale, Balli si alza sazio da tavola per coricarsi un attimo, ma quando si leva il cappellino lo stupore dei commensali si fa vivido negli occhi: “Riccardo sei il sosia di Billy Corgan!”. Non sono i soli ad averglielo fatto notare negli anni, corre davanti allo specchio e non può che esser d’accordo.

4 B. CORGAN

Qui ci addentriamo nel capitolo più estremo dell’attività di DJ Balli: l’artigianato di stampo break-core che si è cercato di tratteggiare finora prende il sopravvento sul corpo dello stesso. Come si è letto, il suo processo creativo si è nutrito per quasi una decade di frammenti presi da ogni dove, musicali ma soprattutto non, campionati con abile strategia hip-hop e riassemblati in esseri deformi indemoniati dal break-core e rimpinzati da centrifughe noise erosive. Pertanto arriva il momento di debordare difformemente, ma nei limiti del proprio corpo. Balli architetta un furto d’identità: fa raccogliere all’amico fotografo Marcello Galvani una serie di suoi scatti in cui si atteggia da rock-star, nei quali risulta spiccicato al cantante degli Smashing Pumpkins. Le immagini finiscono su un 7” picture-disc firmato e auto-titolato BALLY CORGAN: appena 7 minuti di harsh-noise prêt-à-écouter, al loro interno addolciti da un granello di “Tonight, tonight”. Riccardo organizza un tour di presentazione del disco, promuovendolo come lettura di poesie da parte di B. Corgan (Billy è anche un poeta…) che mette piede su tutto il territorio italico, da Palermo a Torino, e anche all’estero. Durante lo show Bally comincia ringraziando della calorosa ospitalità, apprezza puntualmente la città in questione e si accinge a recitare qualche poesia. Ma la performance vera e propria ha inizio quando dal pubblico partono le prime contestazioni (dapprima pianificate a tavolino con qualche amico presente) sulla sua presunta falsa identità: è in questo momento che il disco viene messo in riproduzione per aizzare una pseudo-rissa contro Bally, il quale nel frattempo finge di difendersi, dimenandosi tra le percosse infertegli dai finti oppositori e non. Tra gli spettatori regna lo sgomento misto a stupore, caciara e riso, che il DJ Balli – rivelata la beffa – risolve abilmente con un suo a-tipico dj-set. Un’azione di questo tipo però non poteva che andare incontro a spiacevoli inconvenienti, infatti a Napoli la rissa diventa reale, a Milano bisogna rimborsare una copia di Siamese Dream, il cui proprietario si è fatta autografare prima di accorgersi dell’inganno, e a Roma si raggiunge l’apice e il termine del progetto stesso, finito tra le lenzuola di un’ingenua ammiratrice: questa storia è raccontata nella “Lettera aperta ad Angelica Guappi da Bally Corgan”, che potete trovare all’interno di Frankenstein goes to holocaust  di Riccardo Balli, edito da AgenziaX.

5 SKATE GAME BOY ANIMAL

È arrivato il punto di non-ritorno, il momento in cui l’attitudine ibrida e anti-sperimentale, sublimata dal break-core, si è deflagrata a furia di far collidere troppe parti nel calderone cibernetico, facendolo traboccare sull’identità altrui per sfruttarla sulla propria pelle a scopi artistici. DJ Balli è da sempre distruttore della realtà che lo circonda su qualsiasi superficie percettiva. Per quanto il suo turntablism violento racchiuda una prassi allenata ossessivamente nel tempo, quello che nella sua ricerca ha sempre avuto maggior importanza è però il profilo teorico, che si rivela nell’ingombrante aspetto non-musicale della sua opera terror-sonica. Mi piace pensare di avere davanti un artista spazialista, con un senso dell’umorismo nabatiano e un’arguzia skiantosiana. Se si considerasse solo la parte fonografica dei suoi lavori, l’opera risulterebbe più che incompleta. Un esempio calzante è il recente “Tweet it!(extratone mix)”, dato alla luce assieme al collaboratore Ralph Brown; l’album parte da un concept che confronta il flusso d’informazione di una piattaforma come quella di Twitter con il numero di dati all’interno di un supporto audio. A far combaciare le due realtà è il numero di bit per secondo che accomuna entrambe. Le tracce sono praticamente un frastuono inascoltabile, 12 pezzi da 1 minuto e 40 secondi l’uno a 1400 bpm (l’extratone è un sottogenere estremo dello speed-core che contempla velocità dai 1000 bpm alle centinaia di migliaia): il bpm legato di norma al ritmo, qui si riduce a fattore esclusivamente sonoro, risultando l’unico stratagemma capace di esprimere musicalmente le teorie dromologiche del filosofo Paul Virilio. Un azzardo riuscitissimo, che vuole sonorizzare la velocità con cui ogni giorno il mondo corre nei circuiti telematici.

Infine, dopo questo interminabile sproloquio, mi piace immaginare Sonic Belligeranza come un prisma irregolare, di n-1 lati, il cui moto procede per involuzione; non ha una meta, si limita a ricevere raggi d’informazione di ogni tipo e da ogni dove, per poi rifletterne i volti deformati e dis-informanti. DJ Balli è un astuto stratega, che modella i movimenti di questo poliedro, dandogli sia forme comiche, come quando si cimenta nei panni di direttore di un’orchestra di 12 noiser, sia de-sacralizzanti, stuprando la console con slipmat di qualsivoglia fattura – luogo ormai da troppo tempo divenuto altare di “divinità” ridicole.

D’altronde “ci vorrà anche un po’ di vomito” in una città che si appresta a diventare un foodie showroom  in stile post-expo per famigliole di turisti da ogni parte del mondo, in cui la musica è sempre più ridotta al ruolo di un soprammobile: purtroppo, ma forse per fortuna, non esiste riconoscimento quando qualcosa è in quanto tale difficilmente riconoscibile.

6 PAVAROTTEN

DJ Balli ha attualmente all’attivo alcuni progetti. L’hanno scorso ha fondato il gruppo Rancid Opera, una crew di MC mascherati che compone barre death-gore per una platea di ratti e zombie necrofili, pubblicato su Sonic Belligeranza; lo scorso Aprile è uscito Report On Accordation-mediated Alien Encounters In Area 051 su Skank Bloc Records, un mixtape di Polka bolognoise che stabilisce una nuova grammatica fonetica comprensibile agli alieni, fatta liscio da digger manipolato con l’ausilio di un mini-controller DJ; a fine mese scorso lo slovacco Urbsounds Collective ha pubblicato The Animal Musicians, un mixtape mosso dalla sua ultima deriva frontanimalista, ispirato ha un disco di Graeme Revell (ex SPK) degli anni ‘80 (composto esclusivamente da versi di insetti campionati).

 

Se volete rimanere aggiornati con l’operato di Sonic Belligeranza vi invito a seguire le sue pagine Bandcamp e Mixcloud

“Ritorneranno dal cielo”

 

Niccolò Cevenini | ex-studente di Filosofia, ascolta musica da quando non se lo ricorda, gli piace leggere libri che fatica a comprendere, nato nel 1990.

comparso in Gurugù ** | settembre

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